Il comparto agricolo e il terremoto

Scritto da  Giacomo Agarossi

Fatti e considerazioni

La vecchia cultura rurale faceva gli scongiuri e temeva gli anni bisestili. Nel 2012, anno bisestile, siamo stati testimoni di un catastrofico terremoto e di una disastrosa siccità che hanno colpito contestualmente il patrimonio immobiliare rurale, e non solo, ed i redditi agricoli di una vasta zona dell'Alto Ferrarese.
Il mondo agricolo e il settore agroalimentare hanno subìto gravi danni.

Non è questa la sede in cui farne un resoconto dettagliato, ma è giusto evidenziare che anch'essi, ancora così importanti per Ferrara, hanno dovuto pagare un tributo gravoso.05-01
È sotto gli occhi di tutti la devastazione sistematica, nella zona del "cratere", degli edifici rurali, in massima parte eredità dell'appoderamento ottocentesco, che davano al paesaggio un aspetto inconfondibile. Sono totalmente o parzialmente crollati, o sono stati gravemente lesionati, case rurali, stalle-fienili, caselle, forni ed edifici che nell'evolversi dell'agricoltura avevano mutato destinazione, in un rinnovato assetto fondiario che vede predominare le piccole e medie aziende e la scomparsa della zootecnia. Così tali fabbricati sono stati in gran parte utilizzati come magazzini e depositi di attrezzi che, in moltissimi casi, sono rimasti sotto le macerie. Gli impianti fotovoltaici posizionati sui tetti rovinati al suolo sono andati distrutti. Essiccatoi ed unità di frigoconservazione e trasformazione hanno subìto offese.
Il danno più evidente e più grave è quindi quello al patrimonio immobiliare. Le abitazioni dovranno essere restaurate o ricostruite, mentre i fabbricati con funzioni di magazzino o di ricovero degli attrezzi dovranno essere sostituiti con nuove strutture più razionali; in entrambi i casi, naturalmente, seguendo criteri di intervento antisismici. Un lavoro immane se si pensa all'estensione dell'area interessata dal sisma: dal recupero alla demolizione totale dei fabbricati coinvolti non più risanabili per ragioni economiche, allo sgombero delle macerie, alla progettazione di nuove strutture; lavori che richiederanno progetti, pratiche edilizie, permessi richiesti ai Comuni e, in molti casi, alle Soprintendenze, disponibilità di professionisti e di imprese costruttrici e poi, naturalmente, ingenti risorse finanziarie. Il tutto con urgenza perché mancano i ricoveri: in molti casi le attrezzature sono conservate all'aperto e con l'attività produttiva primaverile, ma anche in seguito, prodotti, sementi e concimi dovranno necessariamente essere protetti. L'attrezzatura perduta va ricostituita, quella danneggiata sarà riparata: con la crisi economica in essere è difficile prevedere, infatti, una sua sostituzione.05-02
Nelle zone più interessate alla liquefazione (i Comuni di Sant'Agostino e Mirabello) se ne sono viste di tutti i colori: fessurazioni più o meno vaste del terreno, piccoli vulcani di sabbia, crateri, esondazioni di acqua e fango fortunatamente limitate, ondulazioni del terreno, tutti fenomeni di cui ci si è resi conto, in buona parte, dopo la raccolta dei prodotti, ad eccezione di alcune evidenze eclatanti.
Ma non è tutto. Canali di irrigazione rivestiti in cemento si sono rialzati, sia pure per brevi spazi, voragini e dossi si sono creati sulle strade ridotte a circuiti da motocross. Danni, infine, hanno subìto i pozzi artesiani – alcuni "sparati in alto", altri riempiti di sabbia, argilla o limo – e alcune idrovore, fondamentali per regolare l'afflusso delle acque per l'irrigazione e lo smaltimento delle stesse in occasione di
nubifragi: danni tali da suscitare gravissime preoccupazioni.
Per i prodotti è andata meglio (se si eccettua la perdita di scorte, e di prodotti finiti), né poteva essere diversamente. Ma purtroppo una persistente storica siccità protrattasi per alcuni mesi ha determinato il crollo verticale dei redditi aziendali dovuto ad appezzamenti di soia e mais non trebbiati, all'effetto indotto di aflatossine nel mais, ad un'inconsistente raccolta bietole, ad una scarsa pezzatura dei frutti e a costi onerosi per l'irrigazione di soccorso.
Che i nostri nonni avessero ragione sull'anno bisestile? Con quali pensieri affrontare il 2013? Senz'altro con lo spirito forte con cui si è affrontata l'emergenza fin da subito. Con pragmatismo, in genere, ci si è rimboccati le maniche, non avendo neanche il tempo di piangere sui danni subìti, ma ringraziando Dio, anzi, di essere scampati ad una sorte ben peggiore. Anche con rischio personale, si è cercato di salvare il salvabile, soprattutto attrezzature e scorte, di rimuovere coppi e macerie, con il cuore più che con la testa, col pensiero rivolto al mantenimento del processo produttivo aziendale, volendo 05-03reagire immediatamente e pensando già alla ricostruzione.
Già, la ricostruzione! È singolare che in una nazione in cui i terremoti purtroppo sono all'ordine del giorno, ad ogni accadimento l'amministrazione pubblica ricominci da zero.
Non viene il dubbio che siano necessari un "Protocollo" o un "Testo Unico", a livello nazionale, frutto di tutte le esperienze maturate in questi decenni di disastri, grazie ai quali gli enti preposti siano in grado, in breve tempo, di dare garanzie e certezze sui provvedimenti, sulle modalità operative e su tutte le procedure di controllo?
È possibile, inoltre, che gli italiani godano dello stesso trattamento economico a parità di danni? Non pare che ciò sia accaduto se si confronta l'esperienza de L'Aquila con quella emiliana.
Per tornare all'agricoltura, formulo un auspicio: che nella ricostruzione degli edifici rurali le amministrazioni pubbliche dimostrino tempestività, trasparenza e buon senso sottraendosi ad una burocrazia asfissiante; che le Soprintendenze pretendano solo in casi limitati e particolari, ove fossero vincolati, la ricostruzione dei fabbricati rurali crollati o lesionati gravemente, "come erano e dove erano", per evitare di disseminare le nostre campagne di desolati cumuli di macerie non rimosse; che, infine, i conduttori di aziende, i veri danneggiati, colgano l'occasione per razionalizzare al massimo i costosi investimenti purtroppo necessari.